La recensione di Giovanni Barbetta con una Introduzione di Alessandro Bertirotti

Introduzione
di Alessandro Bertirotti

Alessandro Bertirotti
Alessandro Bertirotti

Quando ho ricevuto il testo di Mario Savini, ho provato inevitabilmente un certo interesse verso l’argomento. Non si è trattato solo della mia consueta curiosità di fronte a ciò che so di non sapere, ma del desiderio di colmare un vuoto che sentivo di avere, ossia quello relativo alla relazione che alcune espressioni artistiche contemporanee stabiliscono con i contenuti delle scoperte scientifiche. Ecco perché, sin dal titolo, ho subito intuito che il testo avrebbe potuto colmare questo vuoto interiore, questa mia lacuna scientifica.

In ottica antropologico-mentale, tutto ciò che accade nella nostra vita quotidiana, a qualsiasi latitudine e longitudine si verifichi, e dunque anche in qualsiasi tempo storico si stia vivendo come specie umana, è necessario ed utile all’evoluzione della nostra mente. Nulla accade, anche quando siamo di fronte a forti espressioni di dolore, gioie, desideri, bisogni nuovi ed epifenomeni generalizzati, che possa alterare il funzionamento generale della nostra mente. In quest’ottica, la contemporaneità artistica (anche se con forti precedenti storici, come si evidenzia nella prefazione di Yves Michaud) che stiamo vivendo sembra essere decisamente vicina al mondo delle scoperte scientifiche, come se l’arte stessa fosse l’altra faccia di una stessa medaglia: dare forma estetica ai contenuti della realtà. In effetti, lo sviluppo delle diverse culture umane ha ampiamente messo in evidenza quanto questa esigenza sia sempre stata presente, proprio per il connubio che esiste naturalmente tra espressione della creatività umana e la curiosità verso la scoperta scientifica. Scoprirsi artisti è dunque come scoprirsi scienziati, anche se con apparenti linguaggi diversi.

Ebbene, l’arte transgenica, di cui ci parla con dovizia Mario Savini, evidenzia proprio questo naturale ed antropologico connubio, attribuendo a questa forma artistica il merito di legare, in un percorso senza soluzione di continuità, la biologia, la genetica con l’interpretazione artistico-estetica di queste discipline. Un’operazione che si rivela decisamente stimolante ed interessante.


Il testo Arte transgenica. La vita è il medium, secondo l’opinione di un giovane studente universitario
di Giovanni Barbetta

Giovanni Barbetta
Giovanni Barbetta

Mario Savini, collaboratore dell’università di Teramo, dove ha conseguito il Dottorato di Ricerca (PhD), è un critico d’arte e giornalista. Editor del web magazine Postinterface, ha insegnato nelle accademie di belle arti di Catania, Macerata e Roma. Per Pisa University Press ha già pubblicato nel 2009 Postinterface. L’evoluzione connettiva e la diffusione del pensiero plurale. Scrive articoli su “Wired” e per “Nova – Il Sole 24 Ore”.

Mario Savini esplora, con l’aiuto di fotografie, interviste ed analisi di opere, il mondo dell’arte transgenica. È particolarmente interessato all’identità concettuale ed artistica di questa forma artistica, chiedendosi in effetti che cosa essa sia, come essa si ponga nei confronti del mondo artistico. Inoltre, indaga le relazioni tra scienziati e artisti, lo sviluppo del rapporto tra arte, scienza e vita, e i quesiti di natura etica che ne scaturiscono.

Il libro, in copertina morbida, si presenta con un’immagine colorata e curiosa, capace di attrarre l’attenzione del lettore. Il testo, dopo una breve prefazione storiografica di Yves Michaud e un’introduzione dello stesso Savini in cui spiega gli obiettivi del libro, è suddiviso in tre sezioni principali. La prima fa da apripista alla trattazione. In essa, Savini introduce il lettore al mondo della Bioarte. Cosa essa sia, di che cosa si occupi, in che ambito tra arte e scienza essa si collochi, la sua storia e i suoi archetipi. La seconda, invece, è costituita da una presentazione dei principali autori di arte transgenica, con le loro opere più importanti, e il lessico del testo, si fa, per necessità, molto tecnico, e quindi relativamente complesso per un lettore con scarse frequentazioni a testi di questo tipo.In questa sezione del testo, possiamo leggere, con dovizia di citazioni, partidi conversazioni tra l’autore e gli artisti, per la maggior parte in lingua inglese. Le traduzioni,in calce al libro, rendono molto agevole la lettura, anche a chi non ha familiarità con l’inglese. Come è ovvio che sia, in questa sezione l’autore esprime alcune sue preferenze artistiche, e ne tratta ampiamente, rispetto ad altre che vengono solo elencate, senza approfondimenti ulteriori. La terza e ultima sezione del testo è costituita dalle interviste a cinque artisti, già presenti con le loro opere nella parte centrale del libro. Le interviste sono molto interessanti, perché forniscono la possibilità di fare proprio il punto di vista degli autori, cosa non sempre facile in un ambito così specifico. Grazie ad esse, è così possibile approfondire l’analisi di tutti gli aspetti relativi all’arte transgenica, dai problemi etici a quelli di mercato. Inoltre, Savini pone a tutti gli artisti intervistati pressoché le stesse domande, facilitando dunque nel lettore una autonoma valutazione degli artisti stessi, circa le loro motivazioni estetiche e nel contempo scientifiche. Il libro è completato poi da un piccolo, ma molto interessante, elenco biografico degli autori, una bibliografia e una parte in cui sono inserite tutte le traduzioni dei testi in lingua straniera presenti all’interno del testo.

L’autore utilizza un linguaggio formale, molto spesso decisamente tecnico. Due inevitabili necessità, data la natura dell’argomento, con una sintassi per la maggior parte essenziale e semplice, agevolando notevolmente il lettore nella comprensione. Si nota una grande accuratezza nella trasposizione del tempo, caratteristica tipica in coloro che non solo posseggono notevoli capacità di scrivere, ma in coloro che sanno prestare attenzione alle esigenze dei lettori.

Forse vi è da segnalare un’unica pecca nel testo, che, quasi certamente, non dipende dall’autore ma dall’editore, con un occhio sempre attento ai motivi economici: la mancanza di immagini a colori. Avrebbero, in effetti, dato un volto a ciò di cui si sta leggendo, contribuendo non poco a stimolare la curiosità dei lettori. Molto interessante, ripetiamo, è la parte dedicata alle interviste, perché, oltre a ciò che abbiamo già affermato, gli artisti esprimono le proprie visioni del mondo, offrendo al lettore spunti di riflessione anche su argomenti che esulano dall’arte transgenica stessa, spaziando su etica, mercati, sviluppo storico e molto altro.

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